Il nuraghe

Imponente custode del territorio da oltre tre millenni, il Nuraghe Armungia testimonia le origini protostoriche del centro, presentandosi inglobato nel tessuto urbano. Al suo interno custodisce una delle camere nuragiche più spaziose di tutta l’isola.

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Il nuraghe

Testimone solenne delle origini nuragiche del paese

Il Nuraghe Armungia s’innalza sull’altura che domina da levante la parte vecchia dell’abitato, svettando sulle case raccolte a gradoni lungo il pendio sottostante.  Si tratta di un nuraghe monotorre riferibile all’Età del Bronzo Medio (XVI-XV sec. a.C.), con un’altezza residua massima di dieci metri e mezzo rispetto al piano di calpestio esterno. L’opera muraria, del tipo a filari, risulta più accurata man mano che il paramento risale verso l’alto con blocchi che vanno diminuendo di proporzione verso la sommità. 

Verso nord-est il nuraghe si affaccia in posizione panoramica sulla valle del Flumendosa, rendendo evidente la sua originaria funzione strategica. Il fiume doveva infatti costituire già in epoca nuragica una via di comunicazione, di contatti e di scambi, presidiata mediante un sistema di torri erette in punti dominanti e in vista tra loro. Almeno a partire dal Bronzo Recente, il Flumendosa consentì alle comunità locali di entrare in contatto anche con il Mediterraneo. Lo dimostrano diversi oggetti d’importazione, come i materiali ceramici di provenienza micenea rinvenuti al Nuraghe Arrubiu, nel territorio di Orroli, e i frammenti di lingotti rame in parte provenienti da Cipro ritrovati in un vaso ripostiglio nel tempio a pozzo di Funtana Coberta, a Ballao. 

L’ingresso del nuraghe, orientato a sud-est, immette in un corridoio a sezione ogivale munito di due celle laterali. La camera interna ha un diametro alla base di 5,40 metri e si eleva per quasi 9 metri di altezza, con bella disposizione di 31 filari concentrici di blocchi di scisto sovrapposti ad aggetto. Nel descriverla, l’archeologo Giovanni Lilliu parlava di “una delle camere nuragiche più spaziose di tutta l’Isola”. Lungo la parete del vano sono situate due celle, posizionate frontalmente lungo un asse perpendicolare al corridoio di accesso. Nel tratto di parete compreso tra la cella di sinistra e il corridoio, a 3,50 metri di altezza sul pavimento si apre l’ingresso della scala ricavata all’interno della massa muraria, raggiungibile in origine con una scala in legno e forse un soppalco. Nel 1985, una campagna di scavo restituì chiare testimonianze del riutilizzo del nuraghe in epoca altomedievale. Nella cella di sinistra furono riportati in luce i resti di una cisterna per la raccolta dell’acqua intonacata in coccio pesto, di età bizantina. Il rinvenimento di una fibbia in bronzo, collocabile tra la fine dell’VIII e il IX secolo d.C. e riconducibile a un corredo funerario, porta a ritenere che la cella sia stata riutilizzata nel tempo come sepoltura.


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