L’antico laboratorio del fabbro maniscalco
Luogo fondamentale per la produzione degli attrezzi in ferro e la ferratura degli animali da lavoro, la Bottega del fabbro fu aperta nel 1928 da Giuseppe Vellini e portata avanti nel corso del tempo da suo figlio Albino. L’officina venne realizzata adattando ad usi produttivi parte di un’antica abitazione, i cui spazi furono così trasformati in relazione alle esigenze d’impianto del laboratorio.
La bottega aveva un locale centrale al cui interno forgia, incudine e banco delimitavano lo spazio funzionale allo svolgimento delle principali fasi del lavoro: riscaldare il metallo con il fuoco e raffreddarlo bruscamente con l’acqua, martellarlo e rifinirlo. A questo ambiente si univano il sottoportico, con il telaio per la ferratura dei buoi, e il cortile, teatro di operazioni complementari con le mole in pietra per l’affilatura degli attrezzi e il trapano a muro. Il magazzino era infine il luogo di deposito degli attrezzi ultimati, delle scorte di ferro e di carbone.
La collocazione della bottega non era casuale: l’edificio era situato in posizione strategica rispetto alla trama viaria del paese. Il fabbro doveva soddisfare le necessità vitali della società contadina, specie nei momenti critici dei lavori nei campi. Nel suo lavoro si combinavano passione e costrizione, orgoglio per i risultati ottenuti, sacrificio e impegno fisico per la dura disciplina del corpo richiesta e per tempi che spesso si dilatavano fino alle ore notturne. Recuperata nel rispetto delle caratteristiche originarie, la Bottega oggi si visita attraverso un percorso che dal Museo etnografico si snoda per i viottoli del centro storico.