Joyce Lussu
Joyce Lussu nasce a Firenze l’8 maggio 1912, da una famiglia di origini anglo-marchigiane. Figlia di Guglielmo Salvadori e Giacinta Galletti, conosce l’esperienza dell’esilio già nel 1924, quando suo padre è aggredito dagli squadristi fiorentini e decide di lasciare l’Italia per riparare in Svizzera.
Dopo la maturità classica conseguita da privatista nelle Marche, studia filosofia all’Università di Heidelberg, decidendo di lasciare la Germania di fronte alla rapida ascesa del nazismo. Attiva nel lavoro clandestino di supporto al movimento di Giustizia e Libertà, nel 1932 si reca a Ponza a trovare suo fratello Max, confinato sull’isola per la sua attività antifascista. Qui riceve il compito di partire per la Francia alla ricerca di Emilio Lussu e consegnare personalmente a lui un insieme di documenti segreti. Il primo incontro con il leader sardista verrà rievocato nelle pagine di Portrait, opera autobiografica pubblicata nel 1988.
Nel 1938 Joyce ed Emilio Lussu sono a Parigi dove lei studia alla Sorbona e dove insieme vivono fino all’occupazione tedesca della Francia, nel giugno 1940. Con la fuga dalla capitale francese inizia il periodo della lotta clandestina al nazifascismo dentro la temperie della Seconda Guerra Mondiale. In Fronti e frontiere, opera pubblicata nel 1945, sarà lei a raccontare per prima questa esperienza. I Lussu si spostano tra Marsiglia, Lisbona e Londra, prima di rientrare in Francia e poi Italia, subito dopo la caduta di Mussolini, stabilendosi nella Roma occupata dai tedeschi e prendendo parte alla Resistenza. Joyce è immediatamente incaricata dal Comitato di Liberazione Nazionale di tentare il passaggio del fronte di guerra e prendere i contatti con il governo Badoglio e gli Alleati nel sud del Paese. La sua azione da partigiana combattente nella lotta di Liberazione le varrà la decorazione con medaglia d’argento al Valor Militare, consegnata mediante cerimonia solenne a Cagliari nel 1961.
Nel settembre del 1944, due mesi dopo la nascita del figlio Giovanni, arriva per la prima volta in Sardegna. Comincia a viaggiare, spesso a cavallo, per conoscere l’isola e ne denuncia con numerosi articoli le condizioni di povertà e sottosviluppo. Per alcuni anni è dirigente dell’Unione Donne Italiane, portando avanti il suo impegno per l’emancipazione femminile. Dalla fine degli anni ’50 è delegata italiana del Movimento mondiale per la Pace di Bertrand Russell, sostenendo la causa dei movimenti di liberazione dei popoli africani, in lotta per l’indipendenza dal colonialismo europeo. È così che incontra e traduce, in giro per il mondo, poeti come Nazim Hikmet, Agostino Neto, José Craveirinha e Ho-Chi-Minh.
Tra le sue opere principali si ricordano Tradurre poesia (1967), Padre padrone padreterno (1976), L’olivastro e l’innesto (1982), Inventario delle cose certe (1988). Cofondatrice e presidente per dieci anni dell’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia, continuerà a tornare in Sardegna e ad Armungia fino alla sua morte, avvenuta a Roma il 4 novembre 1998.
