Emilio Lussu

Emilio Lussu nasce ad Armungia il 4 dicembre 1890 e qui trascorre gli anni della sua infanzia. Dopo la maturità classica e la laurea in Legge all’Università di Cagliari, partecipa alla Grande Guerra in qualità di ufficiale della Brigata “Sassari”, combattendo sul Carso, sull’Altopiano di Asiago, sulla Bainsizza e sul Piave. Comincia presto a dubitare del senso della guerra, continuando tuttavia a combattere con grande valore per una strenua coerenza rispetto all’iniziale scelta interventista e una profonda responsabilità nei confronti dei suoi soldati. Ufficiale pluridecorato (due medaglie d’argento e due di bronzo al Valor Militare), dopo la fine del conflitto rientra in Sardegna il 14 settembre 1919, preceduto dai racconti dei reduci sardi sulle sue gesta. 

Animatore del movimento degli ex combattenti, il 15 aprile 1921 è tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione, con il quale viene eletto alla Camera dei Deputati alle elezioni politiche del 15 maggio. In questo periodo, Lussu diventa uno dei grandi testimoni dell’ascesa del fascismo in Italia e in Sardegna, schierandosi su una linea di opposizione sempre più netta e radicale. Rieletto alla Camera nel 1924, il 31 ottobre 1926 è assalito nella sua abitazione cagliaritana di Piazza Martiri, scegliendo di non fuggire e colpendo a morte uno degli aggressori. Dopo tredici mesi trascorsi in carcere, nell’ottobre del 1927 è assolto per legittima difesa ma immediatamente condannato dal regime a cinque anni di deportazione a Lipari. Il 27 luglio 1929 riesce avventurosamente ad evaderne insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti, raggiungendo la Francia. A Parigi, insieme a Carlo Rosselli, Alberto Tarchiani e altri antifascisti riuniti intorno a Gaetano Salvemini, è tra i fondatori del movimento di Giustizia e Libertà, nel quale milita durante tutto il periodo dell’esilio. Nel 1933, incontra per la prima volta a Ginevra Joyce Salvadori, che diverrà sua moglie e condividerà con lui l’esperienza della lotta clandestina al nazifascismo negli anni della Seconda Guerra Mondiale. 

Negli anni ’30 scrive e pubblica a Parigi le sue opere principali: La Catena (1930), Marcia su Roma e dintorni (1933), Teoria dell’Insurrezione (1936) e Un anno sull’Altipiano (1938). Nel 1939 tornando con la memoria alla Sardegna delle origini, scrive Il Cinghiale del diavolo, un racconto di caccia e magia ambientato nelle campagne di Armungia.

Con la caduta di Mussolini, Lussu rientra in Italia nell’agosto 1943, stabilendosi a Roma e prendendo parte alla Resistenza come dirigente del Partito d’Azione. Nel 1945, dopo la Liberazione, è ministro dell’Assistenza postbellica nel governo Parri e ministro per i Rapporti con la Consulta nel primo governo De Gasperi. Nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente, entrando a far parte della commissione dei 75, incaricata di scrivere il progetto della Costituzione repubblicana. Senatore di diritto nel primo parlamento della Repubblica Italiana, viene rieletto al Senato nel 1953, nel 1958 e nel 1963, militando prima nel PSI e infine nel PSIUP. Il periodo da parlamentare socialista è ricco di interventi in aula e fuori, dalla difesa della repubblica democratica e antifascista alle battaglie per il riscatto della Sardegna, con la quale rimarrà sempre in contatto e della quale si occuperà fino alla fine. Muore a Roma il 5 marzo 1975.


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