Il paese

Armungia sorge su un colle a 366 metri sul livello del mare, situata nella subregione del Gerrei, parte interna della Sardegna sudorientale segnata da rilievi montuosi e vallate che si aprono sul corso del Flumendosa.

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Le origini del centro si legano alla civiltà nuragica, come testimonia il nuraghe che ancora oggi s’innalza all’interno dell’abitato, inglobato nel tessuto urbano. Tracce di epoca romana e bizantina attestano la continuità dell’insediamento nel corso dei secoli. Lo storico Alberto Boscolo collocava Armungia tra i celebri castra felicia, centri fortificati eretti in epoca altomedievale a controllo dei confini tra i territori barbaricini e le aree soggette al dominio di Bisanzio. Il nome le deriverebbe così da Aurea Moenia, “Mura d’oro”. Secondo Massimo Pittau, il toponimo starebbe invece a indicare l’antica consacrazione del centro ad Armonia, dea greco-latina dell’amore e della concordia. 

Durante il Medioevo, il villaggio appartenne al regno giudicale di Cagliari, compreso nella curatoria della Galilla, dal nome dei suoi antichi abitanti di epoca romana, i Galillenses. Dopo la conquista catalano-aragonese della Sardegna (1324) e il secolare conflitto con il giudicato di Arborea, il 18 agosto 1456 Armungia fu concessa in feudo con le altre ville del Gerrei alla famiglia degli Zatrillas. Al periodo della dominazione spagnola risale la Chiesa parrocchiale dell’Immacolata, il cui impianto originario, in stile tardo-gotico, è databile alla fine del XVI secolo. Al suo interno si conservano un fonte battesimale e un’acquasantiera in arenaria scolpita della prima metà del 1600, una campana in bronzo del 1668 e diversi argenti d’uso sacro dei secoli compresi tra il XVII e il XIX. 

Lungo le vie del paese s’incontrano diversi esempi di abitazioni in pietra, tipiche di un’economia agropastorale. I luoghi più centrali e frequentati dell’abitato erano in passato la piazza del municipio (Pratz’e s’Ofitziu), la piazza della Chiesa (Pratz’e Cresia) e la piazzetta del pozzo pubblico (Pratz’e Funtana). Quotidianamente animata da donne e bambini che vi recavano per l’acqua, la piazzetta del pozzo aveva il valore di un moderno spazio sociale su cui si affacciavano la bottega del vino e altre importanti botteghe artigiane, come quella del fabbro. 


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